millymetrica
millymetrica:

Scrissi Summertime Sadness quando morì la mia migliore amica.
 Io e Judy alle medie ci detestavamo, lei era la bulla della scuola mentre io la sfigata emarginata.
 Ricordo che una volta ci picchiammo ed io tornai a casa con un occhio nero e un labbro spaccato.
 In quel periodo stavo prendendo una brutta strada, solo l’orgoglio mi impediva di tagliarmi le vene con le fobici, solo l’orgoglio.
 Credevo in un’America inesistente, in quella che guardavo nei film in bianco e nero degli anni sessanta.
 Amo gli anni sessanta.
 Alle superiori iniziai a fumare erba, solo così riuscivo a sentire qualcosa.
 Mi sentivo vuota e inesistente, ma sentivo, solo con la marijuana, sono stata una stupida.
 Judy fumava da qualche anno più di me, aveva una famiglia che cadeva a pezzi alle spalle mentre io mi sentivo persa nonostante le regole rigide imposte da mia madre.
 Diventammo migliori amiche l’estate del secondo anno di superiori.
 La incontrai in una taverna nel bel mezzo del deserto.
 Ero in vacanza, ero partita da sola con due uomini più grandi di me di cinque anni, e li incontrai Judy, sola al bancone a bere una birra.
 Non so perché quel giorno mi guardò con aria diversa dal solito, vedevo la stima e il rispetto nei suoi occhi, era diversa, forse non era fatta.
 Diventammo amiche e insieme ci ripulimmo, lasciammo il giro delle vecchie amicizie e iniziammo a vivere un’avventura tutta nostra.
 A volte bevevamo ma non andavamo oltre ne col fumo ne con gli sconosciuti.
 Furono gli anni più felici.
 Capii che potevo diventare la donna anni degli anni sessanta che imitavo davanti la tv ogni sera, potevo avere la migliore amica del mondo, la più stramba.
 Finite le superiori decidemmo di iscriverci insieme all’universtà, lei era una ballerina mentre io cantavo e così decidemmo di mettere su un duo per guadagnare qualche soldo extra.
 La gente applaudiva alle nostre performance, gli studi andavano alla grande, avevamo tutto, la libertà, e quando possiedi quella possiedi tutto.
 Morì l’estate del terzo anno di college, un incidente d’auto.
 Morì con l’uomo della sua vita, lontano da me.
 Era luglio, dovevamo andare a un festival del rock, lei sarebbe passata a prendermi col suo ragazzo, poi saremmo andate a prendere il mio.
 Quel pomeriggio lei non arrivò.
 Tornai a casa per chiamarla, avevo dimenticato il cellulare, e vidi diciannove chiamate perse e tre messaggi.
 Judy era morta, il suo corpo era irriconoscibile, la sua bellezza era svanita.
 Non penso di aver mai pianto tanto in vita mia, osservai il funerale da lontano, convinta di essere sola di nuovo, sola e incapace.
 Smisi di cantare per due anni, all’università non parlavo con nessuno, lasciai gli studi e mi diedi all’alcol.
 Ruppi ogni rapporto col mio fidanzato e me ne stetti sola per un po’.
Avevo scritto una poesia in suo onere da leggere al funerale ma non riuscii nemmeno ad avvicinarmi alla bara, non riuscii a guardare negli occhi sua madre disperata.
 Quella poesia divenne Summertime Sadness, divenne l’inno della nostra amicizia.
 La poesia recitava qualcosa come ‘‘tu sei la mia estate, mi fai sentire viva, come calda si sente la pelle sotto il sole’’, ma decisi di omettere questa parte.
 Sono anni ormai che non piango più per la sua morte perché lei non vorrebbe, lei che aveva tentato il suicidio mille volte, lei che si gettava in mare da altezze allucinanti, lei non avrebbe voluto.
 Lei era nata per morire, lei non sentiva niente proprio come me, e per quanto avessimo insieme superato ogni tipo di ostacolo, lei non si sentiva viva abbastanza, lei forse quell’incidente lo voleva, forse si è lasciata morire.
 Judy sapeva che morendo la nostra amicizia non sarebbe finita, sapeva che sarebbe diventata il sole che riscalda il mio viso d’estate.
 Judy era imprevedibile, era troppo persino per se stessa.
 Ogni volta che canto Summertime Sadness lei vive, è al mio fianco, io indosso un vestito rosso, mi acconcio i capelli, e vado avanti per la mia strada, lei guiderà il mio cammino, proteggerà la mia vita. “

 -Lana Del Rey

millymetrica:

Scrissi Summertime Sadness quando morì la mia migliore amica.
Io e Judy alle medie ci detestavamo, lei era la bulla della scuola mentre io la sfigata emarginata.
Ricordo che una volta ci picchiammo ed io tornai a casa con un occhio nero e un labbro spaccato.
In quel periodo stavo prendendo una brutta strada, solo l’orgoglio mi impediva di tagliarmi le vene con le fobici, solo l’orgoglio.
Credevo in un’America inesistente, in quella che guardavo nei film in bianco e nero degli anni sessanta.
Amo gli anni sessanta.
Alle superiori iniziai a fumare erba, solo così riuscivo a sentire qualcosa.
Mi sentivo vuota e inesistente, ma sentivo, solo con la marijuana, sono stata una stupida.
Judy fumava da qualche anno più di me, aveva una famiglia che cadeva a pezzi alle spalle mentre io mi sentivo persa nonostante le regole rigide imposte da mia madre.
Diventammo migliori amiche l’estate del secondo anno di superiori.
La incontrai in una taverna nel bel mezzo del deserto.
Ero in vacanza, ero partita da sola con due uomini più grandi di me di cinque anni, e li incontrai Judy, sola al bancone a bere una birra.
Non so perché quel giorno mi guardò con aria diversa dal solito, vedevo la stima e il rispetto nei suoi occhi, era diversa, forse non era fatta.
Diventammo amiche e insieme ci ripulimmo, lasciammo il giro delle vecchie amicizie e iniziammo a vivere un’avventura tutta nostra.
A volte bevevamo ma non andavamo oltre ne col fumo ne con gli sconosciuti.
Furono gli anni più felici.
Capii che potevo diventare la donna anni degli anni sessanta che imitavo davanti la tv ogni sera, potevo avere la migliore amica del mondo, la più stramba.
Finite le superiori decidemmo di iscriverci insieme all’universtà, lei era una ballerina mentre io cantavo e così decidemmo di mettere su un duo per guadagnare qualche soldo extra.
La gente applaudiva alle nostre performance, gli studi andavano alla grande, avevamo tutto, la libertà, e quando possiedi quella possiedi tutto.
Morì l’estate del terzo anno di college, un incidente d’auto.
Morì con l’uomo della sua vita, lontano da me.
Era luglio, dovevamo andare a un festival del rock, lei sarebbe passata a prendermi col suo ragazzo, poi saremmo andate a prendere il mio.
Quel pomeriggio lei non arrivò.
Tornai a casa per chiamarla, avevo dimenticato il cellulare, e vidi diciannove chiamate perse e tre messaggi.
Judy era morta, il suo corpo era irriconoscibile, la sua bellezza era svanita.
Non penso di aver mai pianto tanto in vita mia, osservai il funerale da lontano, convinta di essere sola di nuovo, sola e incapace.
Smisi di cantare per due anni, all’università non parlavo con nessuno, lasciai gli studi e mi diedi all’alcol.
Ruppi ogni rapporto col mio fidanzato e me ne stetti sola per un po’.
Avevo scritto una poesia in suo onere da leggere al funerale ma non riuscii nemmeno ad avvicinarmi alla bara, non riuscii a guardare negli occhi sua madre disperata.
Quella poesia divenne Summertime Sadness, divenne l’inno della nostra amicizia.
La poesia recitava qualcosa come ‘‘tu sei la mia estate, mi fai sentire viva, come calda si sente la pelle sotto il sole’’, ma decisi di omettere questa parte.
Sono anni ormai che non piango più per la sua morte perché lei non vorrebbe, lei che aveva tentato il suicidio mille volte, lei che si gettava in mare da altezze allucinanti, lei non avrebbe voluto.
Lei era nata per morire, lei non sentiva niente proprio come me, e per quanto avessimo insieme superato ogni tipo di ostacolo, lei non si sentiva viva abbastanza, lei forse quell’incidente lo voleva, forse si è lasciata morire.
Judy sapeva che morendo la nostra amicizia non sarebbe finita, sapeva che sarebbe diventata il sole che riscalda il mio viso d’estate.
Judy era imprevedibile, era troppo persino per se stessa.
Ogni volta che canto Summertime Sadness lei vive, è al mio fianco, io indosso un vestito rosso, mi acconcio i capelli, e vado avanti per la mia strada, lei guiderà il mio cammino, proteggerà la mia vita. “

-Lana Del Rey

toomanyplanes
É passato, finalmente.
Quel periodo in cui nulla andava per il verso giusto.
Ogni cazzata sembrava un masso enorme pronto a schiacciarmi.
Sono finiti i giorni dei pianti inutili, dei post depressi, dei sorrisi finti.
Sono finiti i capricci, se voglio qualcosa lotto per ottenerla, punto.
Sono finiti i digiuni, che mi buttavano giù. Sono finiti gli imbarazzi inutili, le ansie per i messaggi, le serate da sola.
È iniziata la primavera.
Ho imparato a sbattermene dei pregiudizi di chi non sa far altro che guardare la vita degli altri, senza badare alla propria.
Ho imparato ad assaporare i momenti, anche se c’è ancora molto da perfezionare.
Ho imparato a rapire i ricordi più belli e a riguardarli con un velo di malinconia quando mi mancano un po’.
Ho imparato ad andare oltre le apparenze, ad avere la forza di lasciar scorrere.
Ho imparato ad essere felice, ma di quella felicità che senti solo se te la cerchi, e non se ti viene sbattuta in faccia con banalità.
Perché è assolutamente vero che le cose più sudate sono le più belle. E anche se per imparare tutto questo ho dovuto attraversare il periodo più difficile e duro fin’ora, e l’ho dovuto affrontare da sola; Ne é valsa davvero la pena, perchè adesso si inizia a vivere, ragazzi. Ma a vivere davvero.
toomanyplanes. (via toomanyplanes)
scorresanguedallevene
Stamattina sono stata in una terza elementare.
La classe era composta da una ventina di bambini ma molti erano assenti.
Sono stata il loro re per dieci minuti poi ho avuto modo di conoscerli.
Sono partite le presentazioni.
C’era Vincenzo, che da grande sarà un meraviglioso presidente degli Stati Uniti,
Ilaria, che da grande sarebbe stata una ballerina,
Claudia, una futura modella,
Giovanni, un futuro Rocco Hunt,
Adele, una principessa,
Silvia, una parrucchiera.
C’erano gli altri che non sapevano ancora cosa sarebbero voluti diventare.
Poi c’era Raffaella.
Raffaella ha la carnagione un po’ scura, gli occhi nocciola, ed un corpo minuto.
Raffaella dagli occhi tristi.
“Raffaella che non sorride mai, che sa sempre tutto”, così la considera il nostro Rocco Hunt.
Raffaella mi ha permesso di conoscerla a pieno. Mi ha fatto arrivare nei suoi angoli più nascosti.
Mi ha avvicinato a sè e mi ha raccontato della sua famiglia.
Raffaella ha un fratello ed una mamma.
Ha un papà, “quel delinquente”, che ormai è in carcere da anni.
” Quando il mio papà mi ha lasciata” mi ha sussurrato “io ero ancora piccola, maestra. Non mi ha salutata, neanche un bacino. E mi manca tanto”. Si è fermata, lei, per prendere fiato.
“A Maggio ho la recita, lo sai? Sarò la Sibilla e voglio che il mio papà mi veda”
Poi mi ha posto una domanda.
“E’ sbagliato amare?”
Che bella domanda che mi hai fatto, mia piccola Sibilla.
L’hai fatta a me, che non so amare.
L’hai fatta a me, che so amare solo le persone sbagliate.
Mi hai fatto proprio una bella domanda.
E allora sono stata zitta
“Non è mai sbagliato amare. Spesso fa male. Ma non è mai sbagliato”
Ma che sto dicendo? Non è mai sbagliato amare? Ma sul serio?
“Maestra molti bimbi mi amano ma io non ci credo mica, loro amano troppo facile.” ha riso “Perché si ama?” ha continuato, senza staccare il suo pastello grigio, come la mia maglia, dal disegno.
“Sai che non lo so?”
“Io credo che si ama per vivere, ma un po’ fa morire anche”
La sua mamma. La sua mamma piangeva ogni notte per suo marito.
La sua mamma ogni notte tremava.
” Ogni notte la sento piangere. Ogni notte, maestra, da tanti anni.”
“Raffaella, hai mai visto qualcuno morire per amore? Cosa vuol dire morire?” ho continuato, facendo finta di non apprendere.
“Maestra, la mia mamma piange ogni notte, capisci? E’ allergia, mi dice, quando vedo le sue lacrime. Allergia, maestra. Allergia che viene solo quando io dormo. Secondo te a mia mamma non muore qualcosa dentro quando piange? quando aspetta quel delinquente che non torna? La morte colpisce dentro, neanche fuori, ed è più brutta. Tu hai tanto male e non puoi riposare perché non sei morta davvero”
Raffaella, otto anni, sa che l’amore fa male.
Raffaella, otto anni, sa che l’amore non è una favola.
Raffaella, otto anni, sente piangere ogni notte sua madre e non può fare niente.
Raffaella, otto anni, aspetta suo padre ogni giorno. Un padre che non tornerà facilmente.
Raffaella, otto anni, oggi ha scoperto che l’amore fa anche bene, spesso bene.
Raffaella, otto anni, si è sentita dire “Sei una bambina meravigliosa, che si fa amare. Ed io ti sto amando, mia piccola Sibilla”.
Raffaella, otto anni, ha capito che l’amore è la caramella che le ho lasciato sul banco.
Raffaella, otto anni, non vuole amare.
Ed io so che un giorno lo farà.
Che ci soffrirà.
Ma che amerà.
E non ci sarà nulla di più bello.
scorresanguedallevene (via scorresanguedallevene)
frammentidelmiocuore
Dopo di me non sarà più la stessa cosa, fidati. Non ho nessuna pretesa. Non ho nessuna particolarità. Gli occhi sono marroni, non ho mai la risposta giusta al momento giusto, i miei capelli sono insignificanti. Dopo di me, però, non sarà più la stessa cosa per te. Come faccio ad esserne certa? Ti sei guardato in giro? Di persone che amano come me ce ne sono rimaste poche, e di questo sono sicura. Non mi innamoro allo scoccare di ogni mezzanotte di sabati sera alcolici. Non mi innamoro mai, tranne una volta. Ti parlo, ti parlo tanto. Ti ascolto, ti ascolto tanto. Faccio l’amore piangendo e ridendo insieme. Forte, fortissimo. Lecco le tue dita e arrossisco. Penso a una serata tutta per noi e mi pervade quel senso di felicità che non mi apparteneva da molti anni, da quando ero piccola e mio padre e mia madre si baciavano davanti a me. Mi sforzo di capirti. Sono la tua amica con la gonna troppo corta per non provare un brivido. Ti faccio impazzire. Forse non mi ami ma io so di averti fatto impazzire. Con tutti i miei capricci, i miei sensi di colpa, le mie voglie, le mie perversioni, i miei occhi simili a tanti altri occhi ma così spesso languidi da volerci nuotare dentro. Tu sei pazzo di me. Adesso puoi anche andartene, e lo farai, eccome se lo farai, perché lo so che quelle come me fanno paura, eccome se ne fanno. Vattene, tanto mi sognerai per sempre. Tra vent’anni, una sera, ti ecciterai ancora pensando alla mia schiena nuda. Per te non sarà più la stessa cosa, dopo di me. Magari non mi ami, ma questo non vuol dire niente. Trovami una che ti guarda negli occhi come ti ci guardo io. E se la trovi mandala via, perché non sono io.
che citazione,cazzo. (via vogliosolomoriretraletuebraccia)